Caro diario,

oggi con i miei compagni e le altre classi della nostra scuola, siamo andati al teatro dell’Orfanotrofio, per ascoltare il coro delle “Voci Bianche” di S.Giuseppe.

Alcuni bambini, prima, hanno suonato diversi strumenti molto bene. Dopo, tutti i bambini del coro hanno cantato delle canzoni che io non conoscevo, ma che mi sono piaciute moltissimo.

Ad un certo punto, tutti quelli che  ascoltavano si sono messi a battere  le mani  seguendo il ritmo della musica. Abbiamo applaudito tantissimo anche perché, nel coro, c’erano tre nostri compagni.

                                                         

Federico

 

 

     Caro  diario,

promettimi che  questo  fatto  non lo  dici  a  nessuno.

Ieri  papà  ha  portato  un  cagnolino  piccolo  piccolo ,  marrone,  che  sembrava un pezzettino di  ramo  mosso  dal  vento:  oscillava  la  testa  un  po’ a  destra  e  un  po’  a  sinistra. 

Era così  bello che  mi  veniva da  baciarlo!

Ma  era  solo  un  cucciolo ed io avevo timore di toccarlo.

Per  me  i  cuccioli  sono così  belli !

Così ho  deciso  di  fargli un  bel  regalo: un  pupazzetto!

Ero  felice perché  si  era  già  affezionato  a  me.

Qualche  ora  dopo il cucciolo bisticciava  con il  gatto  …  io  ridevo!

 

                                                           Elisa

 

 

All’ “Arca di Noè”

 

E’ autunno: una   foglia   colorata mi  ha   ricordato   l’uscita   all’ “ Arca   di   Noé”,  con   i   miei   genitori   e   parenti.

Avevo   sette   anni.

Siamo   rimasti   fuori   tutto   il   giorno.Che   bello!!

Per   entrare all’ “Arca di Noè” il custode   aveva   chiesto   la   patente   e   ci   aveva   dato   un   foglio   dove   c’erano   scritte   delle   regole.

L’aria   era   fresca   e   limpida,   come   una   cascata   d’acqua.

I   miei   genitori   e   i   miei   zii   stavano   vicini   e   chiacchieravano.

Camminavamo   dentro   il   bosco,  fra  tanti   alberi   ed   animaletti.

Il   cielo   era   nuvoloso, ma    bello.

Quando   siamo   ritornati   dal   custode,  ci   ha   mostrato   degli   animali: un   cinghiale, un   asinello   e   delle   tartarughe.

Il   cinghiale   era   piccolo   e   domestico  infatti ,prima   di   appartenere   al   parco, lo   teneva   una   donna che   però   lo   aveva    portato   lì   perché   non   ne   voleva   più    sapere.

L’asinello   era   grande   e   mangiava   il   fieno.

Noi   lo   chiamavamo, ma   lui   faceva   finta   di   niente.

Le   tartarughe   erano   calme, ma   ce   n’era   una   che   voleva   essere   lasciata   in   pace, si   nascondeva   sotto   le   foglie   e   se   qualcuno   la   infastidiva, lei   mordeva.

A   fine   serata,  abbiamo   salutato   il  guardiano   e, strada   facendo, abbiamo   visto   quattro cavalli, di cui una cavalla incinta.

Quella domenica è stato un giorno particolarmente felice che mi è rimasto impresso!

                                                                                            

Valentina

 

Il pane

 

Una  mattina sono  andata  a  comprare  il  pane  in  una  vecchia  panetteria  di  Bonorva,  dove ho  visto  degli  attrezzi  per  fare  il  pane.    Quella  vista  mi ha  riportato  indietro  nel tempo, quando  aiutavo  mia  nonna  a  fare  il  pane.

 

Era  pomeriggio.  La  nonna  stava  preparando  la  pasta;  nella  stanza  c’ era  confusione  e  io  mi  sentivo  avvolta  dal  profumo  dolce  del  pane  fatto  in  casa .  Quando  la  pasta  fu  pronta  sul  tavolo, la  nonna  adagiò  uno  strato  di  farina.  Io  ero  felice: volevo  mettermi  al  lavoro. Presi  un  pezzo  di  pasta  e  le  mie  mani  affondarono  in  qualcosa  di  morbido.  Modellai  due  “ serpentelli”  e  li  intrecciai , formai  un  cuore  con  la  treccia  e  la  nonna  lo  guardò  bene .

“ Brava ! Hai  inventato  un  bel  tipo  di  pane!  Potremmo  regalarlo  a  tua  zia  per  il  suo  matrimonio .  Preparane  altri! Sarà  un  figurone !”  disse  abbracciandomi .

Io  ero  estasiata  e  fiera  e  inventai  nuovi  panini. Uscirono  panini  “buffi”, panini  “tristi” e  panini  che, vedendoli,  ti  veniva  voglia  di  mangiarli.  Il  tavolo  era  pieno, ma  io  continuai  ad  impastare, finchè  non  ebbi  le  mani  bianche. Vennero  fuori  montagne  di  panini, che  la  nonna  fece  fatica  a  cuocere.

Mi  ricordo  un  panino  rotondo  e “grasso”  a  forma  di  cuore. L’avevo  fatto  con  gli  ultimi  pezzi  di  pasta. Mi  venne  in  mente  di  metterci  una  piccola  barra  di  cioccolato,  fine  come  una  freccia.Un  cuore  con  una  freccia.  Era  molto  semplice, ma  venne  gradito  da  tutti.

                                                                                        

 Eleonora